A cosa serve La paura si allena
A Roma, prima di un incontro, ho chiuso il coperchio della tazza e mi ci sono seduto sopra. Fino a poco prima camminavo per scaldarmi. Poi era arrivata l’ansia. Dell’incontro precedente mi era rimasta addosso una scena. Ero negli spogliatoi, vedevo le facce tristi, ricordo un bambino che piangeva. Io avevo chiesto quando toccava a noi. Avevo già combattuto.
Quando dico che conosco la paura, penso a quei minuti in bagno. Mi sono messo a respirare contando fino a quattro, come avevo fatto tante volte in allenamento. Poi ho ripensato agli sparring duri, alle ore in palestra, a quanto carico avevo retto nella preparazione. Quelle ore le avevo fatte io, una per una. Quando ho aperto la porta sentivo di nuovo il fuoco dentro. E dovevo ancora combattere.
Ho scritto questo libro per chi conosce la distanza che c’è fra sapere che cosa vorresti fare e sentirti pronto a farlo. Magari per te è una telefonata che rimandi da giorni. O sai fare bene il tuo mestiere, vorresti metterti in proprio e continui a chiederti se il primo cliente arriverà. In otto capitoli ti racconto come ho imparato a capire che cosa mi spaventa, quale parte posso preparare e quando mi serve qualcuno che mi dia una mano.
Cosa puoi allenare
- L’attenzione sotto pressione. Ti racconto la respirazione in quattro tempi che pratico anche nelle giornate tranquille, così da conoscerla già quando mi serve.
- La capacità di preparare un’alternativa. Quando visualizzo un incontro, a volte mi immagino a terra. La parte a cui dedico tempo è il secondo dopo la caduta. È lì che posso provare una risposta.
- Il giudizio davanti a un rischio. Per aprire i campi da padel in Florida dovevo capire se i vetri erano adatti al vento. Finché pensavo a tutto l’investimento insieme, la preoccupazione era enorme. Quando ho capito quale informazione mi mancava, ho saputo chi chiamare.
- Una fiducia che riconosci nei fatti. In Brasile tornavo a lottare con chi mi metteva in difficoltà. Certe sere il progresso era tutto lì, in un ginocchio tenuto qualche centimetro più in alto. Il giorno dopo avevo una cosa precisa da riprovare.
Puoi leggere il libro o ascoltarlo. Mi piacerebbe che, quando toccherà a te fare quella telefonata, entrare in quella stanza o ricominciare dopo una sconfitta, ti tornasse in mente qualcosa di preciso. Magari una persona a cui chiedere aiuto. Magari un gesto che hai già provato. A me, su quel coperchio chiuso a Roma, è servito ricordare una cosa molto semplice. A quell’incontro dovevo ancora andare. In palestra c’ero già stato.

